Teuta Gallica


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Come vivevano

I Celti

Essi non costituivano mai un regno unito ed un popolo unico, ma erano frammentati in una miriade di tribù autonome che occasionalmente si univano in alleanze per spedizioni militari o di saccheggio. I Celti vivevano in villaggi di capanne di legno e fango col tetto in paglia o canna palustre. La loro forma poteva essere diversa in base alla regione occupata: una capanna Britanna era di forma circolare con tetto a cono, una capanna della Gallia Cisalpina di forma rettangolare mentre una del Nord ( dove il clima era più freddo ) era di forma rettangolare ma con il pavimento a 1-1.5 metri sotto il livello del terreno per tenere l' isolamento termico ed il tetto spiovente nella parte frontale e posteriore. Solitamente i villaggi erano ubicati sulla cima di una collina e difesi palizzate di legno o da "muri Gallici" , cioé muri di pietre, tronchi e terra. A detta dei Romani, questi muri erano estremamente resistenti e difficili da abbattere.

Società

La società celtica ricalcava le strutture fondamentali di quella indoeuropea, imperniata sulla "grande famiglia" patriarcale. Tale modello è stato preservato dai Celti anche in età storica; il gruppo famigliare (clan, termine scozzese entrato nell'italiano) includeva non solo la famiglia in senso stretto, ma anche antenati, collaterali, discendenti e parenti acquisiti, comprendendo varie decine di persone. Più clan formavano una tribù (tuath in scozzese), a capo della quale era posto un re (in gallico rix). Alla famiglia - e non all'individuo - spettava anche la proprietà della terra.

La struttura sociale, nota principalmente grazie alla testimonianza resa da Cesare sui Galli nei suoi Commentarii, prevedeva una notevole articolazione in classi. L'aristocrazia guerriera assolveva i compiti di difesa e di offesa ed eleggeva, secondo uno schema consueto tra gli Indoeuropei, un re dalle funzioni principalmente militari mentre prerogativa del popolo libero erano le attività economiche, imperniate sull'agricoltura e l'allevamento; si ha notizia poi dell'esistenza di schiavi. Infine vi erano i druidi, sacerdoti, magistrati e maghi, depositari delle tradizioni comunitarie, del sapere collettivo e dell'identità intertribale nella quale tutti i Celti si riconoscevano. Tale identità non si limitava ai singoli sottogruppi della grande famiglia celtica, ma l'abbracciava nella sua totalità; Cesare, infatti, attesta più volte i vincoli che i Galli celtici erano consapevoli di avere, non solo tra di loro, ma anche con i vicini Elvezi, Belgi, Galli cisalpini e Britanni.

La società celtica (o almeno quella gallica) si presentava quindi come nettamente articolata in tre "funzioni": quella sacrale e giuridica, quella guerriera e quella produttiva. Tale struttura ispirò, accanto ad altri elementi provenienti soprattutto dalle mitologie romana, persiana e vedica, la teoria della tripartizione dell'intero immaginario indoeuropeo, formulata da Georges Dumézil. Secondo tale schema, la divisione in tre funzioni era rigida, discendeva direttamente dal sistema originario degli Indoeuropei e coinvolgeva tanto la sfera sociale delle tre classi, quanto quella ideale e religiosa. La teoria, sostenuta soprattutto in area francese, è stata tuttavia recentemente ridimensionata e considerata il frutto dell'idealizzazione di un insieme di fattori peculiari e specifici di alcuni gruppi indoeuropei.

La donna godeva di uguali diritti all'interno della società dei Celti. Poteva ereditare come gli uomini ed essere eletta a qualsiasi carica, comprese quelle di druido o di comandante in capo degli eserciti; quest'ultima possibilità è attestata dalle figure di Cartimandua della tribù dei Briganti o di Boudicca degli Iceni al tempo dell'imperatore romano Claudio.

I druidi svolgevano, genericamente, le funzioni sacerdotali. Essi tuttavia non si limitavano a essere il collegamento tra gli uomini e gli dei, ma erano anche responsabili del calendario e guardiani del "sacro ordine naturale", oltre che filosofi, scienziati, astronomi, maestri, giudici e consiglieri del re. Un'iscrizione gallica rinvenuta in Gallia meridionale (il Piombo di Larzac) conferma l'esistenza anche di donne insignite del ruolo di druide.
Ricomposizione dei frammenti del Calendario di Coligny

Cesare riferisce il carattere elitario della sapienza all'interno della società celtica, che proibiva l'uso della scrittura per la registrazione dei precetti religiosi. L'educazione di un druido durava circa vent'anni e comprendeva insegnamenti di astronomia (disciplina della quale possedevano una padronanza tale da stupire Cesare), scienze, nozioni sulla natura; il lungo percorso educativo era dedicato in buona parte all'acquisizione mnemonica delle loro conoscenze. Queste conoscenze erano poi applicate all'elaborazione di un proprio calendario: il più antico calendario celtico che si conosca è quello di Coligny, databile al I secolo a.C. Esso era molto più elaborato e sofisticato di quello giuliano, e prevedeva un complesso sistema di sincronizzazione della fasi lunari con l'anno solare.




L' economia era estremamente varia e cambiava in base alle zone di insediamento. Un villaggio della costa avrà commerciato pesce ed effettuato scambi via mare ( forse con Greci ), mentre uno dell' entroterra avrà avuto probabilmente fattorie ( l' economia Celtica era basata sull' agricoltura, l' allevamento e la caccia).


Una cosa certa era l' abilità dei Celti nel produrre manufatti di estrema bellezza e arte che venivano commerciati con altri popoli. Famosi sono i Torque, i tpici collari che
indossavano.Questi collari avevano diverse foggie, sottili per le donne e più grossi e decorati per gli uomini. Terminavano con grossi tamponi o teste di animali ( i guerrieri ne facevano continuo sfoggio). Gli stessi Romani descrivevano in diverse occasioni i guerrieri combattere nudi con solo il Torque Addosso.
Popolo frazionato in tribù dall'elevata mobilità, i Celti praticavano abitualmente la caccia e il saccheggio ai danni delle città e delle popolazioni sulle quali si abbattevano le loro scorrerie; tale abitudine è attestata nell'intera area occupata dai Celti nell'antichità, come testimoniano, per esempio, le incursioni galliche in Italia (sacco di Roma, 390 a.C.) e quelle galate in Grecia (sacco di Delfi, 279 a.C.).
Nei luoghi in cui l'insediamento celtico fu maggiormente esteso e duraturo (Gallie e Isole britanniche), si sviluppò una fiorente agricoltura, che accompagnava l'allevamento, e l'artigianato metallurgico, con una peculiare e raffinata oreficeria, di cui costituiscono elemento caratteristico i torque, collane rigide in bronzo, in argento o in oro. Da queste regioni, i Celti svilupparono un'ampia rete commerciale; in particolare, lo stagno dalla Britannia veniva importato sul continente, dove era convogliato verso il Mar Mediterraneo: qui, nelle città della Gallia Narbonese (Marsiglia, Narbona) avvenivano transazioni commerciali con i Cartaginesi, con Greci ed Etruschi e, più tardi, con i Romani.

Caccia e pesca

Benché la caccia fosse ampiamente praticata, sembra che la selvaggina non avesse un ruolo fondamentale nell'alimentazione dei Celti. La caccia al cervo o al cinghiale costituiva più che altro una forma di passatempo, in sostituzione della prodezze militari. Era praticata anche la pesca, in prossimità di fiumi, laghi e litorale marino; sembra che i Celti fossero ghiotti di frutti di mare, come risulterebbe dai rifiuti culinari raccolti nella regione dell'Armorica

Agricoltura

Abili agricoltori, i Celti coltivavano campi di forma quadrangolare, non molto grandi: la dimensione media era di dieci-quindici are, corrispondenti a quanto era possibile arare in un solo giorno. I campi erano delimitati da siepi per proteggerli dal calpestio degli animali selvatici.

Fondamento dell'agricoltura erano le colture cerealicole. I dati archeologici attestano che i Celti coltivavano un'antica varietà di farro piccolo (Triticum monococcum) oltre a frumento, segale, avena, miglio, perfettamente adatti ai terreni di queste regioni con rendimenti molto elevati (fino a tre tonnellate per ettaro); ma coltivavano anche grano saraceno (cereale particolarmente adatto a terreni poveri e a una coltura in altitudine) e orzo, usato soprattutto per produrre una forma primitiva di birra, denominata in gallico cervesia (secondo la trascrizione latina).

Allevamento

Il bestiame aveva un ruolo fondamentale nell'alimentazione delle genti celtiche. Di riflesso, il rango dei vari capitribù dipendeva più dal numero dei capi di bestiame da essi posseduti che dall'estensione dei terreni di loro proprietà adibiti a coltivazione. Venivano allevati bovini di piccola taglia e dalle lunghe corna (Bos longifrons). I maiali domestici erano di dimensioni assai più piccole rispetto al cinghiale o ai maiali attuali, ma la loro carne era particolarmente apprezzata, soprattutto nei banchetti. I ritrovamenti archeologici di resti ossei, rinvenuti nelle loro cittadelle, confermano che era certamente la carne maggiormente consumata. Le capre, al contrario, erano allevate soprattutto per il loro latte; nei loro villaggi erano inoltre presenti oche e galline

Artigianato e metallurgia

Già a partire dall'VIII secolo a.C., la capacità di lavorare il ferro permise ai Celti di fabbricare asce, falci e altri attrezzi al fine di effettuare sgombri di territori su vasta scala, prima occupati da foreste impenetrabili, e di lavorare la terra con facilità. La crescente abilità nella lavorazione dei metalli permise inoltre la costruzione di nuovi equipaggiamenti, come spade e lance, che li resero militarmente superiori rispetto alle popolazioni loro vicine e li misero in grado di potersi spostare con relativa facilità, giacché poco temevano gli altri popoli. Estratto sotto forma spugnosa, il ferro era sottoposto ad una prima lavorazione di fucina e distribuito in lingotti, pesanti cinque-sei chilogrammi e a forma bipiramidale. In un periodo successivo, i lingotti furono sostituiti da lunghe barre piatte, già pronte per essere lavorate in lunghe spade; tali barre erano tanto apprezzate da essere utilizzate perfino come moneta, insieme al rame e alle monete d'oro

Monetazione

L'uso della moneta si diffuse nei territori celtici a partire dalle aree colonizzate dai Greci, lungo la costa mediterranea della Gallia: fin dal III secolo a.C. i Galli utilizzarono le monete greche, per passare in seguito a quelle romane. I Celti coniarono anche proprie monete, sia in Gallia che nella Penisola iberica (parte della cosiddetta monetazione hispanica), ispirate a quelle greche e romane.
Anche presso i Celti, la moneta costituiva un comodo mezzo per la quantificazione di un metallo prezioso come oro o argento, in transizioni di una certa importanza. La sua introduzione va ricercata nel soldo che veniva dato come compenso ai mercenari celti (come i Gesati). Non sarebbero, pertanto dovute a una mera coincidenza le prime apparizioni di emissioni locali, nel bacino del fiume Rodano, in seguito al rientro da parte dei mercenari gesati della prima metà del III secolo a.C. Le successive variazioni, in particolare a partire dal II secolo a.C., furono un mezzo per marcare la differenza tra le diverse comunità territoriali, con l'affermazione progressiva delle città-Stato. L'obbligo di distinguere ogni emissione successiva di uno stesso oppidum, mantenendone i tratti principali e distintivi, portò gli incisori a sviluppare una rara capacità di variazione nell'elaborazione di immagini sempre più originali

Commercio

Oltre che in direzione del Mediterraneo, i rapporti commerciali dei Celti si svilupparono anche verso l'interno del continente europeo; manufatti di fattura celtica sono stati rinvenuti in una vasta area dell'Europa centrale, all'epoca abitata da Germani e altre popolazioni. Per esempio, uno dei più raffinati esempi della metallurgia celtica, il Calderone di Gundestrup (fine II secolo a.C.), è stato ritrovato nello Jutland
Ai Celti si deve anche l'apertura di gran parte delle strade dell'Europa nord-occidentale. Il solo fatto che Cesare, nel suo resoconto sulla conquista della Gallia, ripeta più volte che le sue truppe si muovevano tanto rapidamente attraverso il territorio gallico, fa capire quanto fosse allora eccellente il sistema stradale di questa regione. Nuova conferma dell'eccellenza delle reti viarie celtiche è stata nel 1985 la scoperta, nella contea irlandese di Longford, di un tratto di strada lungo più di novecento metri, databile al 150 a.C. Aveva fondamenta di travi di quercia poste l'una accanto all'altra, sopra sbarre di frassino, quercia ed ontano. Nelle aree da loro sottomesse, i Romani non fecero altro che sostituire al legno la pietra, sopra i tracciati preesistenti costruiti dai Celti.


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